A PROPOSITO DEL 25 APRILE

Non so chi di voi abbia avuto l’opportunità di partecipare alla manifestazione per il 78° anniversario della Liberazione che ha avuto luogo a Feltre, ad ogni modo, per chi non vi avesse preso parte e fosse interessato a sapere come si è svolta, ne faccio un breve resoconto.

 

Il ritrovo era fissato alle 10:00 in Piazza Isola dove si sono riunite circa un centinaio di persone tra le quali spiccavano le penne dei cappelli degli alpini, i fazzoletti tricolore e lo striscione della Rete Studenti Medi di Feltre. 

Dopo qualche minuto per dare il tempo di compattarsi, il corteo ha marciato fino al Monumento ai Caduti sfilando tra le bancarelle del mercato e le vetrine dei negozi che, nonostante la Festa Nazionale, hanno deciso di restare aperti. 

Designare il Monumento ai Caduti come luogo dove svolgere la manifestazione è sempre una scelta appropriata, sia per il significato del monumento sia per la sua capacità evocativa. Il gruppo scultoreo in bronzo, posto sopra un parallelepipedo in pietra bianca, rappresenta infatti Cristo che sostiene le spoglie del soldato caduto in onore della patria. La scultura di Annibale De Lotto, intitolata “la resurrezione dell’eroe”, è stata presentata alla Biennale nel 1920 ed è simbolo del sacrificio di intere generazioni, riscattato solamente dal ricordo e dalla memoria. Il monumento è completato da due pareti leggermente concave dove sono incisi in lapidi di granito i nomi dei caduti nella prima e nella seconda guerra mondiale, nelle guerre coloniali e di indipendenza. 

Qui si è compiuta la solenne cerimonia dell’Alzabandiera, glorificata dall’inno d’Italia eseguito dalla Banda Città di Feltre. In seguito, ha preso la parola il sindaco Viviana Fusaro che ha dato lettura di un testo abbastanza prolisso di cui si è sentito poco a causa dell’impianto acustico e il basso tono di voce. Tuttavia, è stato possibile seguire il filo logico di una perorazione solamente discorsiva.

È da notare, tra l’altro, come il termine “fascismo” non sia stato minimamente approfondito, solo un breve accenno alla Repubblica di Salò e nient’altro: i Partigiani hanno combattuto per respingere lo straniero e contrastare “il nazismo che minacciava l’intera Europa”, come se il fascismo non fosse stato un movimento altrettanto scellerato e aggressivo, causa di ingiustizie e stragi altrettanto feroci. Il discorso enunciato senza trasporto e interpretazione si è soffermato brevemente anche su cosa sia stata la Resistenza, di cui è stata data solo la definizione da manuale. Nessun racconto reale riguardante le vite dei nostri Liberatori, delle battaglie, dei sacrifici, del sudore e del sangue versato per garantire un avvenire libero alle successive generazioni.

L’arringa finale è consistita,  invece, in un formale invito agli abitanti della montagna ad essere fieri del proprio passato ed ai giovani a guardare con entusiasmo al proprio futuro, senza sfiorare l’argomento della minaccia che, partendo da est, si fa sempre più incombente ed oscura l’intera Europa, ancor più inasprita e sofferente a causa del conflitto in corso.

Successivamente, è arrivato il turno del sacerdote di cui non è stato possibile intendere che qualche disgiunta parola, tanto che era più comprensibile il vociferare della gente intorno; di conseguenza, non è possibile alcun tipo di commento. 

Il tutto si è concluso con la banda che, mentre gli alpini riponevano in fretta gli stendardi, ha eseguito alcuni brani di guerra. Al giungere delle prime note di Bella Ciao il corteo ha intonato subito il canto, interrotto dai musicisti che hanno tagliato così l’ultima parte per passare subito al brano successivo. Notevole l’intervento di tutti presenti che hanno ripreso le ultime commoventi strofe della canzone. 

Il corteo si è poi disgregato, tra chi ha partecipato alla presentazione del libro “Una vita difficile in un secolo breve” di Marcello della Valentina, e chi ha deciso di tornare a casa o di farsi un giro per il centro storico ed entrare in qualche bar o in qualche negozio. 

Credo che il tutto abbia contribuito a dare un’immagine sconcertante di come questa Festa Nazionale, simbolo della Patria e della Libertà, sia stata così poco sentita in una cittadina invece così ricca storia.

Difatti, Feltre è impregnata di vicende della Resistenza ed è stata varie volte protagonista di importanti scenari della Seconda Guerra Mondiale. 

Si racconta che per le vie di Feltre, nel luglio del 1943, esattamente ottant’anni fa, sfilavano nei pressi del ponte delle Tezze due camion tedeschi, una mitragliatrice in ognuno, pieni di soldati delle SS con le divise nere e la fascia rossa, armate di tutto punto, come scorta della Mercedes scoperta dove Hitler e Mussolini sedevano, l’uno accanto all’altro. E fu proprio in vista di quell’occasione che il comune di Feltre fece asfaltare la strada fino ad allora sterrata così da fare una bella figura con i copertoni della macchina che portava il Duce ed il Fuhrer in persona.

Inoltre, era proprio nella caserma Zannettelli di Feltre  dove, sempre nei primi mesi dell’estate del 1943, gli Alpini reduci di Russia alloggiavano e progettavano un blitz kamikaze volto ad eliminare i due dittatori una volta per tutte, programma che però venne bloccato e non fu mai messo in pratica. 

Ma si narra anche di altri avvenimenti, meno noti, che hanno tuttavia segnato la vita di molta gente. Come ad esempio quando in una retata i tedeschi portarono tantissime persone nel piazzale della Metallurgica e da lì alcuni furono caricati su un camion diretto a Bolzano. Altri ancora su uno diretto ad Arsiè dove li aspettavano lunghi mesi di prigionia per scavare trincee e gallerie per l’esercito nazista.

Ovunque il nostro territorio brulica di questi racconti che erano ormai entrati a far parte del tessuto sociale e della sua memoria storica, ma che ora stanno lentamente adagiandosi, in silenzio, nell’oblio.

È preoccupante dunque come il disinteresse dilaghi, figlio della dimenticanza, anche in una città che conserva in ogni angolo ricordi di storie che a noi appaiono sottili e lontane, sentite solo di sfuggita, ma che fino a settantotto anni fa erano vite e lacrime vissute, versate per una libertà forgiata nella lotta e nella Resistenza.

Con doveroso rispetto in memoria di quello che può essere ed è sempre la guerra.



Matilde Grilli
Autrice

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