Attualità – 14 maggio 2024
Provincia a tutta destra? - Io vorrei non vorrei ma se vuoi una delega…
Dove vai quando poi resti solo? Il ricordo come sai non consola…
Probabilmente ascoltando Lucio Battisti Padrin si chiederà dove, e soprattutto con chi andare ora che è rimasto solo, scaricato anche dalla Lista non-Padrin ai suoi inconsolabili ricordi di centrosinistra. Ma è davvero così, e perché? Difficile rispondere.
L’unico dato politico certo è che ormai la linea Padrin, o almeno quella che filtra dalle sue dichiarazioni, è definitivamente superata ed il Presidente è solo, inchiodato alla necessità di prendere una decisione, continuamente rimandata per quanto (immaginiamo) già presa.
Riavvolgiamo il nastro
Ma andiamo per gradi e tracciamo una breve cronistoria degli eventi, partendo da dove ci eravamo lasciati con il racconto di questa meravigliosa avventura chiamata consiglio provinciale.
Dopo l’esito delle elezioni provinciali il consiglio dei dieci si articolava secondo il 5-3-2. Cinque alla destra, tre alla sinistra e due ai civici. Si configurava perciò o un pareggio 5-5, con deleghe urbi et orbi oppure un 7-3, con civici e centrodestra insieme. La prima via è stata quella sostenuta da principio da Padrin, e fin qui nessuno si stupirebbe: volemose bene.
Solo che il tempo delle larghe intese è finito, almeno da quando il centrosinistra ha deciso di fare politica e non poltronitica. Perciò, anticipando tutti, ha annunciato 6 punti fondamentali, eminentemente politici e inaggirabili per l’amministrazione provinciale, tra i quali, ad esempio, Olimpiadi e Vanoi.
Insomma, sei temi chiave, sei ragioni per litigare. Ed infatti da allora tutto s’è fatto pur di non affrontarli e rimandarne la discussione. Quale la scusa? Le comunali, le europee, la primavera che non si capisce se è caldo o freddo perché non ci sono più le mezze stagioni.
Non ci saranno le mezze stagioni ma un ente da governare sì, e le deleghe sono ancora piantate lì, con tutti i lavori da fare. Perciò l’accordo politico tra consiglio e presidente: non ne discutiamo né dopo le elezioni né troppo prima (30 aprile, come proposto dalla sinistra), veniamoci incontro al 16 maggio, una volta chiuse le liste. Bene, tutti d’accordo.
La mossa disperata
Non fosse che a questo punto, out of the blue, Padrin prova la giocata che nessuno si aspettava e l’8 maggio distribuisce a tutto il consiglio le deleghe. Nessuno escluso e Calligaro (Fratelli d’Italia) vicepresidente. Un “Volemose bene” più forzato, diciamo, un “Volemose bene!”. Ma il centrosinistra non ci sta e punta i piedi sulla sua posizione sui temi, stigmatizzando anzi la fuga in avanti di Padrin. Subito è sembrata agli osservatori una forzatura del Presidente, dopo la quale, una volta accantonata definitivamente la sinistra, ritoccare poche deleghe ed andare a governare con destra e civici.
Costa discordia
Il 9 maggio però si legge di un altro colpo di scena: anche i civici rifiutano le deleghe. E storcono pure il naso sulla Calligaro alla vicepresidenza, una scelta non concordata. «Padrin ci dati per scontati ma si sbaglia», tuona Costa. E riferendosi ai «molti che quando ci siamo candidati hanno detto che eravamo la lista Padrin [cioè noi, ndr] diciamo che non è così». Con l’accelerazione sulle deleghe il Presidente viene meno dunque anche agli accordi presi con i suoi due consiglieri, sulla carta, più fedeli. Solo con la destra.
Verso la virata?
Quanto questo rifiuto dei civici sia effettivamente inaspettato per Padrin il tempo, pochi giorni a dire il vero, ce lo dirà. E ci dirà anche quanto sia un no di cortesia, velocemente ritrattabile. Se il problema è stato nel metodo, siamo sicuri che Costa e De Francesch chiuderanno un occhio e torneranno sui propri passi. Padrin perdonato e perdonati da Padrin. Dopotutto, qui è la prima volta un po’ per tutti. La prima scelta politica della Provincia.
E cosa potrebbe scegliere Padrin? Il 16 si discutono i punti programmatici della sinistra. Se questi risultassero troppo divisivi, (spoiler: sì), o i civici rientrano dalla crisi d’identità e finisce come diciamo che finisce da qualche mese, oppure Padrin potrebbe dare le deleghe solo alla destra e rischiare un 5+1 (Presidente) in consiglio. Se già non è facile sopravvivere con numeri così ridotti, figuriamoci con la destra più litigiosa degli ultimi trent’anni, che pur di far la guerra al suo interno fa bruciare Vettoretto a Feltre.
Ad ogni modo, uno scenario fantapolitico, che restituirebbe un Padrin completamente diverso da quello degli ultimi 5 anni. Dal centrosinistra tutti insieme appassionatamente, alla destra, sulle barricate.
Che sarà? Si tratta di aspettare ancora giovedì sera.
Intanto, rimettiamo Battisti. Dove vai, quando poi, resti solo? A destra.
