Il Panfilo racconta – 19 febbraio 2024
Ostriche e pastis - Ep 3: La Francia del rugby, un viaggio non solamente sportivo
Il rugby in Francia ha la freschezza, la vivacità e i colori dei mercati cittadini. Storicamente si usava paragonarlo allo champagne, per le bollicine di un gioco mai scontato, sempre pronto a pungere, non il palato ma le difese avversarie, però l’imprevedibilità delle squadre francesi e le tante qualità che esse sviluppano su un campo da rugby, lo fanno francamente sembrare come quella tavolozza di colori e sapori che si ammirano nei mercati cittadini.
Gli inglesi, da sempre metodici e quadrati nello sviluppo della loro manovra, hanno definito lo stile rugbistico transalpino “french flair”, che qualcuno nella rete ha sostenuto essere: “fare tutto il contrario di quello che ti hanno insegnato fin dal minirugby, ma in qualche maniera farlo funzionare” o ancora “sembrare di non avere la più pallida idea di cosa fare con il pallone e venti secondi dopo festeggiare una meta di totale bellezza”.
“French flair” magari non sarà proprio questo, tuttavia è senz’altro lo stile imprevedibile con cui la Francia molto spesso si toglie dalle rogne, costruendo azioni da meta dal nulla, particolarmente quando tutto sembra perduto.
Il rugby in Francia è stato per tantissimi anni il gioco della Francia centro meridionale, soprattutto spostato verso ovest.
Non che nelle grandi città non esistesse la palla ovale, ma le cattedrali leggendarie erano poste a sud. Con il trascorrere del tempo, invece, Parigi e più recentemente Lione, sono salite nelle classifiche, sebbene il radicamento in un contesto, come quello parigino, non sia per nulla semplice.
Mentre tornava a essere grande il rugby di club nella capitale, la nazionale iniziava a esplorare stadi diversi rispetto allo Stade de France, tanto che quest’anno disputerà un Sei Nazioni tutto itinerante, tra Marsiglia, Lille (dove giocherà con l’Italia) e Lione.
Con gli amici per moltissimi anni abbiamo evitato la trasferta francese, perché diciamocelo chiaramente, andare dai cugini francesi, o meglio dagli altezzosi parigini (un cliché), per farsi prendere in giro, dopo aver patito una pesante sconfitta allo Stade de France, non ci ha mai particolarmente invogliato.
Battutine del tipo di quella di cui sono stato vittima a Edimburgo nel 2007 da parte di un francese, dove mi ero recato per Scozia – All Blacks del mondiale, munito della mia bellissima felpa azzurra dell’Italia: “ah non sapevo che in Italia ci fosse una nazionale di rugby” erano francamente insostenibili se ascoltate una tantum, figurarsi dai quasi 80mila dello Stade de France. All’incauto, da parte mia, chiesi se per caso non ci fosse una nazionale di calcio in Francia, visto che eravamo reduci dalla finale mondiale di Berlino, ma insomma, capirete, non è la stessa cosa.
Nel 2018, però, pareva il momento di gettarsi nelle fauci del rugby francese, decidemmo, infatti, che avremmo visto l’Italia a Parigi al Sei Nazioni. Scovammo pure un bellissimo appartamento con vista sulla Tour Eiffel e con una notevole brasserie nei paraggi, Le Souffren. I camerieri de Le Souffren, in particolare, rimasero contenti del nostro passaggio, visto che all’indomani per farci sedere spostarono letteralmente mezza brasserie.
Tutto bene insomma, tranne il fatto che quell’anno Francia – Italia si sarebbe giocata a Marsiglia.
I nostri programmi di ascoltare la Marsigliese allo Stade de France e togliersi il pensiero vennero vanificati, ma Parigi è pur sempre Parigi, magari per noi non “valeva una messa” ma a Parigi ci sono almeno altri due grandi luoghi della palla ovale, ossia lo stade Jean Bouin, casa dello Stade Français e La Défense Arena, dove gioca il Racing 92.
Quel fine settimana, come quasi sempre accade, il Top 14, il massimo campionato di rugby francese, giocava contemporaneamente al torneo delle Sei nazioni e allora andammo a vedere Stade Français – Agen. Il livello della palla ovale è talmente elevato in Francia che quelle che all’epoca erano due squadre di bassa classifica presentarono in campo gli attuali campioni d’Europa con La Rochelle Jonathan Danty e Yoan Tanga, i nazionali sudafricani Ricky Januarie e Morne Steyn, il capitano delle Fiji Waisea Nayacalevu e il tuttofare nazionale francese Sekou Macalou. Vinse in rimonta Agen, una partita strana, con poca voglia di placcare e tanto french flair.
Lo stade Jean Bouin sorge esattamente al fianco del Parco dei principi, teatro del Cinque nazioni per tantissime edizioni e casa del PSG, il dominatore del calcio francese.
Lo Jean Bouin è una bellissima struttura, calata in un contesto urbano, non del tutto ancora radicata nel cuore di Parigi e dei parigini. Del resto, la capitale francese è talmente bella e ha così tante attrazioni, che non è immediata l’identificazione con una delle due squadre di rugby, tanto più se i tuoi dirimpettai nel frattempo schierano Messi, Neymar e Mbappé.
Non si respira un’aria particolarmente affascinante all’interno dello stadio dello Stade Français, non c’è un luogo precisamente dedicato al terzo tempo, c’è uno shop, ci sono un po’ di spine della birra, ma con la meraviglia che è Parigi, diciamo che viene più voglia di stare all’esterno dello stadio, che al suo interno.
Diversa è Marsiglia e diverso è il Vélodrome, casa del Marsiglia di calcio, un’autentica religione per i marsigliesi. Di tanto in tanto lo stadio che fu il luogo della famosa irruzione di Adriano Galliani in un vecchio Marsiglia – Milan di Coppa Campioni, è il teatro della nazionale francese di rugby e anche delle finali delle coppe europee della palla ovale.
Il Vélodrome è magnifico e quando viene prestato al rugby tutti i bar della zona diventano il palcoscenico di un terzo tempo che si spalma sui viali antistanti lo stadio. Birra, vino e pastis a volontà, ma anche cori, canti, balli, nella tradizione rugbistica francese, magari quella dei chiassosi e colorati club pirenaici.
Perché per respirare l’aria più pura del rugby in Francia bisogna prendere e recarsi nelle autentiche cattedrali di questo sport, che sono sparse verso ovest, scendendo in direzione sud.
Da Bordeaux verso Tolosa si trovano le indicazioni per Agen, Montauban, Auch, Colomiers e poi appena più defilato Mont de Marsan, senza dire di Pau o di Castres.
È una preghiera laica, a ogni cittadina si associa una mitica squadra di club, degli anni in cui nel rugby giravano meno soldi, ma veniva costruita una tradizione solidissima.
A Tolosa c’è una buonissima squadra di calcio, capace di vincere nel 2023 la coppa di Francia, eppure, se girerete per la città bagnata dalla Garonna, due soli saranno i colori che noterete, il rosso e il nero dello Stade Toulousain, un club da ventidue titoli nazionali francesi e cinque Champions cup.
Lo Stade Toulousain gioca soprattutto all’Ernest Wallon, stadio da quasi ventimila posti a sedere, che si trova un poco fuori dal centro ma è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. All’Ernest Wallon respirerete un’atmosfera francese a tutto tondo, perché se pure siamo nella casa di una delle potenze mondiali del rugby, la tradizione rimane assolutamente marcata: non manca l’orchestrina che suona prima, durante e dopo gli 80’ e non mancano persino i piatti tipici della cucina francese, in particolar modo potrete mangiare delle baguette con petto d’anatra veramente notevoli, salsicce d’anatra, ma anche del fois gras. Ecco, fate conto di recarvi dal vostro macellaio di fiducia, perché la vetrinetta del chiosco è a tal punto fornita, solo che siete nell’antistadio dell’Ernest Wallon e mentre ordinate, alle vostre spalle passa il monumentale pilone neozelandese Charlie Faumuina, uno che ha vinto i mondiali.
Quello che colpisce del rugby in Francia è l’aria da festa popolare che si respira, sarà per i piatti della tradizione, sarà per il vino, sarà per il pastis, rigorosamente servito su dei vassoi di alluminio che sembrano dei frisbee, sarà pure per l’orchestrina che continua a suonare imperterrita, ma sembra veramente di essere a una sagra paesana.
Per i bambini e le bambine sul campo sintetico, dove durante la settimana si allenano Dupont e compagni, lo Stade Toulousain allestisce dei giochi a base rugbistica, per intrattenere i più giovani ma anche abituarli alla gestualità della palla ovale.
Altro aspetto davvero interessantissimo è l’età media molto bassa di chi frequenta gli stadi da rugby in Francia, tanto che nel dopo partita troverete un terzo tempo dedicato ai signori e alle signore, con vino e crudités de mer, ma soprattutto un terzo tempo per i più giovani, con deejay e tanta birra. I giocatori si divideranno più o meno per fasce di età: Jerome Kaino e Iosefa Tekori ai piani alti dell’Ernest Wallon, Romain Ntamack e Julien Marchand nella bolgia del tendone, in mezzo ai più giovani.
Le felpe del Rugby Feltre quella volta riscossero molto successo e più di un giro offerto, per la verità di una imbevibile birra bionda.
Tolosa è una cittadina elegante, che offre molto, sia per mangiare la “leggerissima” cassoulet, sia per il pesce crudo. Se proprio, come noi, non riuscite a rimanere lontani dai pub, c’è The Danu, un bel locale, con tanta birra e tanto rugby.
Se, poi, lo Stade Toulousain vince, tutti da Chez Tonton in Place Saint – Pierre, dove arriveranno sicuramente anche i giocatori a brindare con il pastis.
Bordeaux ha meno tradizione rugbistica ma sta crescendo di popolarità e forza all’interno del contesto transalpino.
Innanzi tutto va detto che sia Tolosa, sia Bordeaux sono comodissime da raggiungere via aereo da Treviso o Venezia, soluzione perfetta per un fine settimana rugbistico e culinario.
Bordeaux è una meravigliosa città a dimensione d’uomo o di donna, moderna e al tempo stesso tradizionalista. La Garonna entra e porta aria fresca verso la celebre place de la Bourse e poi, attraverso i viali e le vie, ai quartieri più interni. Come direbbero nelle guide vere, Bordeaux ha una vita notturna vibrante, c’è veramente di tutto. Bordeaux è famosa per il vino, ovviamente, tanto che c’è la bellissima e architettonicamente importante Cité du vin ma lo è anche per le ostriche e in generale per il pesce crudo o alla griglia. Una meraviglia di sapori e colori. Un consiglio che posso darvi è di andare alla Club house del Bordeaux Bègles, lungo la Garonna e da lì scendere verso il centro città, fermandovi ad assaggiare ostriche freschissime e di tutte le dimensioni, ma anche gamberoni alla griglia.
La club house del Bordeaux si trova in una zona molto commerciale, ma anche molto bella e non va confusa con lo stadio Chaban – Delmas, dove gioca l’Union Bordeaux Bègles (l’UBB), una squadra di recente fondazione, sulle ceneri di due storici club, già vincitori del Bouclier de Brennus, lo scudo con cui viene premiato il club campione di Francia.
Lo stadio Chaban – Delmas fu inaugurato per i mondiali di calcio del 1938 e ha ospitato pure quelli del 1998, in particolare vi si giocò Italia – Cile.
A chi vi scrive lo stadio Chaban – Delmas è caro perché, sulla porta a nord, il mitico Luciano Bodini, portiere di riserva della Juventus, andò a togliere da sotto l’incrocio una sassata del difensore dei Girondins Patrick Battiston, che avrebbe portato le due squadre ai supplementari. Sono cose che a 10 anni lasciano il segno.
Allo stadio Chaban – Delmas abbiamo visto un Bordeaux – Stade Français condizionato dal tempo pessimo. Nell’UBB giocava l’italiano Mori ma c’erano pure atleti come Jalibert e Locu, ossia l’attuale mediana della Francia. Il terzo tempo è di quelli importanti, dal Chaban – Delmas al cuore di Bordeaux, sostanzialmente alla Cathédrale de Saint – André, è una passeggiata di mezz’ora, con una quantità notevole di locali a base rugbistica, in alcuni casi poco più che delle autorimesse, con maglie, manifesti delle partite, bandiere e pastis, tanto pastis, oltre che birra e vino.
Il clima che si respira al Chaban – Delmas non è tanto differente da quello dei nostri impianti, è davvero un rugby ancora genuino, nonostante sia il più ricco, quello che attira i giocatori migliori. Prima del match i ragazzi delle giovanili, muniti di bandierine, attenderanno l’autobus dell’UBB, formando, poi, due ali in mezzo alle quali passeranno i giocatori verso gli spogliatoi, tra pacche sulle spalle, cori, incitamenti.
Da qualche tempo il rugby gioca anche al Matmut – Atlantique, un impianto nuovissimo, da raggiungere con i mezzi pubblici o il taxi, perché fuori dal centro città, che può ospitare oltre 42mila persone. Lì ci hanno giocato i recenti mondiali di rugby, noi vedemmo Samoa – Chile, un match che entra direttamente nel mito di questo sport, senza passare per la leggenda (si fa per scherzare) e ci giocheranno le prossime semifinali del Top 14.
Avevo introdotto questa tappa francese raccontandovi dei mercati e ancora non l’ho fatto. Ecco, le Marché des capucins, nel cuore di Bordeaux, è un crogiolo di colori, voci, suoni e sapori. Al suo interno due chioschi ci hanno ampiamente saziato: Chez Jean – mi per il pesce, la Kaba del pincho per le tapas, perché Bordeaux è considerata la prima città dei Paesi Baschi e poi ancora cucina etnica, formaggi, salumi, carne alla griglia, vino, dolci, frutta, verdura, insomma di tutto.
L’altro meraviglioso mercato che ho avuto modo di visitare grazie al rugby è quello di La Rochelle, una cittadina magnifica, famoso porto verso il Golfo di Biscaglia, con la parte vecchia nobilitata da due torri di guardia. In una luminosissima sera di metà settembre, con gli uomini che giocano alla petanque, la brezza marina e i palazzi storici a rimirare il tramonto, La Rochelle non può che prenderti il cuore.
Al mattino successivo il mercato, rispetto a quello di Bordeaux, si presenta altrettanto colorato, magari un poco più elegante ed è davvero un attimo passare le ore ad assaggiare un po’ di tutto, accompagnati dalla musica tipicamente francese di una fisarmonica.
Ma noi a La Rochelle non c’eravamo andati solamente per mangiare, a proposito in riva al porto c’è un chiosco che si chiama Le P’tit Bleu e prepara del pesce eccellente, oltre che servire del bianco non trascurabile. Ci siamo andati perché è la città dello Stade Rochelais, la squadra due volte campione d’Europa. Quando dalle tribune degli stadi europei si alza il coro Ici – Ici c’est La Rochelle, tremano le gambe a tutti, chiedere al Leinster di Jonathan Sexton per informazioni. E’ sufficiente che nel suo misto di inglese, con accento di Limerick e francese, Ronan O’Gara avverta i suoi ragazzi che “L’opportunité c’est fucking enorme” (i due lettori inglesi di questa guida mi scusino per la F – word, sia chiaro sono feltrini con passaporto inglese) e Alldritt e compagni saranno pronti a scatenare l’inferno.
Impossibile, almeno per il momento assistere dal vivo a una partita al mitico stadio Marcel Deflandre, dove giocano i gialloneri di La Rochelle: allo scorso giugno i guichet fermés, ossia i tutto esaurito, erano ottanta consecutivi. Ottanta sold out in uno stadio da 16mila posti, per una cittadina da 77mila abitanti. Lascia intuire quale sia l’identificazione della comunità con la propria squadra di rugby.
Insomma, La Rochelle rimane nel cuore, tanto che sono bastate trentasei ore per generare una nostalgia (parola esattamente utilizzata dal Dottore) difficilmente colmabile, se non tornando e questa volta il Marcel Deflandre sarà nostro!
