Attualità – 15 gennaio 2024

Il flop del Liceo del Made in Italy - E per fortuna!

In Italia lo sport nazionale non è il calcio, che è una religione. In Italia lo sport nazionale è sparare sulla scuola e sugli insegnanti. Ogni mattina un operaio, un impiegato e un manager, ma soprattutto ogni intellettuale si alzano e si sentono in dovere di sparare la propria fondamentale sentenza (tradotto, cazzata) sulla scuola. E siccome siamo degnamente rappresentati, così ogni ministro dell’Istruzione (da quest’anno anche del Merito!) si sente in dovere di sparare il suo di colpo sulla scuola. Insomma, la sua, di cazzata.

L’ultima genialata sulla scuola si chiama: Liceo del Made in Italy. Si, tutto vero. Un nuovo indirizzo di studi liceali, che prevederebbe lo studio, scusate, “studio”, del Made in Italy, qualsiasi cosa voglia dire. Non diciamo “qualsiasi cosa voglia dire” a caso, e non solo per sdegno. Lo diciamo perché in effetti nemmeno il ministro lo sa ancora. Infatti, ad ora, mentre si chiede agli istituti una decisione sull’attivazione o meno dell’indirizzo, si sanno solamente le discipline del biennio. Ovvero: ti iscrivi e fai due anni, poi, a scatola chiusa, vediamo cosa farti fare gli ultimi tre. Già, anche perché il triennio superiore non è mica quello caratterizzante, suvvia.
Basterebbe questo a dare la misura di chi governa il Miur. Ma noi vi vogliamo male e ve la diciamo tutta.
In questo liceo, anzitutto, non si studia il latino. L’Italia e l’italiano, che un po’ di cose le debbono al latino, ci pare, anzi potremmo dire che sono Made in Latinity, il latino non lo studiano. Benissimo. Già questo è indicativo, pur se in realtà fa parte della lenta dissoluzione dello studio delle lingue classiche nei licei. Già in tanti indirizzi presunti liceali, purtroppo, non si studia più la lingua di Virgilio, di Orazio, nostra. Ma qui par già di fare retorica, allora torniamo al nostro Made in Italy. Oh, vero, non si fa il latino ma si fanno due lingue straniere. Ed una l’avete già indovinata: inglese. Non perdiamo tempo ad insultare una lingua che si insulta già da sola e che…oh! Dà proprio lei il nome al liceo! Non ci avevamo pensato lì per lì, tanto siamo abituati ad usarla. Insomma, il made in Italy parla inglese. Eppure, questo governo voleva combattere l’anglofilia… mah. Ci pare volessero tornare ai bei vecchi tempi del Ventennio, quando si traduceva tutto in italica dizione, e invece si scrive Made in Italy e al Ventennio si torna solo ad Acca Larenzia. Ecco, forse in questo liceo, all’appello si risponde con più decisione, con più slancio: Presente! Vedremo. Altre belle cose su questo liceo è che è in fin dei conti un liceo economico-sociale con… un’ora di storia dell’arte. Si, davvero. Almeno avessero messo anche un’ora di storia della musica, una disciplina, questa sì, che è una vergogna manchi in quasi tutti i licei. Insomma, bisogna inventarsi nuovi indirizzi, chiamare tutto “liceo”, quasi ci si dovesse vergognare di fare un istituto tecnico quando, tra le altre cose e ormai, questi sono diventati ben più difficili di tanti presunti, farlocchi e inutili licei.

Qui da noi, a Belluno, è notizia di questa settimana che nel collegio docenti di venerdì 12 gennaio il Liceo Renier ha respinto l’attivazione dell’indirizzo Made in Italy per quest’anno. Un grande respiro di sollievo, che ci fa dire: per fortuna!