Attualità – 19 febbraio 2023

I morti che non contano - Morire di lavoro

I drammatici fatti di Firenze hanno fatto nuovamente tornare l’attenzione dei media sulla strage quotidiana dei morti sul lavoro. Chiediamoci: perché se ne parla? Perché è morta più di una persona. E per come sono morti; considerato che la traduzione di quel “dispersi” che si continua a leggere e sentire è: cementati vivi. 

Se si raccontasse ogni giorno la striscia di sangue che lasciano le morti sul lavoro nel nostro Paese, non si parlerebbe d’altro. E sarebbe giusto farlo: perché in Italia muoiono di lavoro tre persone al giorno. Nel 2023 sono stati oltre mille. Una strage di morti che non contano. Quest’anno sono già 145 – e forse mentre leggerete questo articolo il numero sarà aumentato.

Firenze riporta l’attenzione anche su un altro importante e sconcertante aspetto: le condizioni del lavoro in subappalto. Non è stata certo la prima così clamorosa e violenta: Torino, 18.12.2021; Monopoli 25.05.2023; Brandizzo 30.08.2023. Una gru cade su un cantiere a Torino, una roccia in una fogna a Monopoli e a Brandizzo un treno falcia gli operai mentre riparano i binari. Tragedie a cui si aggiunge quella di Firenze. Ma quanti sono i morti di lavoro in subappalto? Massimo Franchi lo dice chiaramente: «non sappiamo nemmeno quanti siano. Incredibilmente l’Inail, istituzione preposta a raccogliere i casi e a indennizzare le famiglie delle vittime, non indica il dato. Stime più precise le danno i sindacati, ormai essenziali per questa macabra conta: in edilizia gli operai in subappalto sono il 70% del totale dei morti. Una cifra impressionante».

 

Risparmiare sulla sicurezza e far morire gli operai
La mancata sicurezza provoca le morti sul lavoro. Questo assunto è tanto semplice quanto semplicemente ignorato. Così le regole sulla sicurezza sul lavoro sono tanto precise quanto sistematicamente disattese.

Anzitutto: il lavoro in subappalto è il lavoro più a rischio. Perché? Perché laddove vi sono molti subappalti la sicurezza viene frammentata, spezzettata tra diverse aziende, senza coordinamento. Dove poi mancano anche controlli, questo sistema fa cadere sulla pelle dei lavoratori i costi dell’opera, dei mezzi e della sicurezza. Il subappalto a cascata permette ad aziende in subappalto di subappaltare a propria volta, creando una continua cascata che frammenta l’attenzione sulla sicurezza, ed infatti la maggior parte degli infortuni o delle morti sul lavoro avvengono in questi subappalti a cascata. Altra pratica ormai tragicamente consolidata è quella (come forse emergerà dal caso fiorentino) dell’impiego nell’edilizia dei contratti metalmeccanici, anziché dunque i contratti per edili. Questi ultimi contratti, infatti, costano di più in quanto prevedono più tutele per la sicurezza del lavoratore. Si tratta di vera e propria elusione sostanziale. Ma non c’è solo il problema dei subappalti, dei subappalti a cascata e dei contratti metalmeccanici al posto dei contratti per l’edilizia. C’è anche il problema dei contratti e sindacati pirata. Cosa sono? Contratti stilati da associazioni senza rappresentatività sociale, che simulano una rappresentanza sindacale in verità inesistente. Questa prassi si sta moltiplicando, privando i lavoratori d’ogni tutela sindacale effettiva.

Il tema vero è purtroppo semplice, come si scriveva sopra: la mancata sicurezza provoca le morti sul lavoro. Perché allora non lo si risolve? Perché la sicurezza costa. Il lavoro sicuro costa. Il lavoro sottocosto non costa, ma uccide. In un sistema economico così competitivo e così in crisi, il costo del lavoro è aumentato, e per le aziende più costa il lavoro meno si guadagna. Perché il lavoratore costi meno, si taglia in sicurezza. E così muore il lavoratore. Così muoiono tre lavoratori al giorno in Italia nel 2024.

 

La riforma del codice degli appalti e il reato di omicidio sul lavoro
Il Governo Draghi aveva provato a fare qualcosa per tutelare la sicurezza sul lavoro, riuscendo a far assumere oltre 2mila ispettori del lavoro e rendendo effettiva la sospensione di quelle attività ree di aver commesso gravi violazioni in ambito di sicurezza dei lavoratori. Qualche risultato c’è stato, ma al Governo Draghi è seguito il Governo Meloni, che ha subito messo mano al codice degli appalti.

Questo governo ha fortemente voluto la riforma del codice degli appalti. Salvini in primis. Una riforma che influisce drasticamente sulla sicurezza sul luogo di lavoro. Perché? Perché di fatto permette una liberalizzazione selvaggia dei subappalti, rendendoli tendenzialmente infiniti, in modo particolare per quanto concerne i cantieri delle cosiddette grandi opere. Creando linee di subappalto infinite, si fa pressoché svanire nel nulla qualsiasi norma per la sicurezza sul lavoro.

In molti hanno proposto l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, una norma che sicuramente riuscirebbe a dissuadere le aziende dall’ignorare le norme a tutela della sicurezza sul posto di lavoro. Secondo altri, come per il magistrato Bruno Giordano, il nostro Paese non ha bisogno di nuovi reati ma di applicare quelli che già ci sono. Come? «è necessaria la procura nazionale del lavoro, che organizzi e coordini le indagini affinché specialistiche, competenti e più veloci. L’ispettorato ha l’obbligo di coordinarsi con Asl, Inail e Inps e dev’essere capace di manifestare autonomia e indipendenza dal potere politico». Ne ha davvero le forze?

La verità è che conosciamo i nomi di chi muore ogni giorno sul lavoro. E conosciamo il nome di chi ha voluto la liberalizzazione dei subappalti a cascata. Dopo i fatti di Firenze, alle accuse della Cgil la Lega ha risposto “ce lo aveva chiesto l’Europa”. Da ridere, se non fosse una tragedia. E comunque, a ben vedere, l’Ue aveva chiesto al nostro Paese che non fosse prevista una percentuale di subappalto predeterminata, mentre il governo ha liberalizzato la possibilità del subappalto determinando e permettendo quello a cascata.

Come ha scritto Massimo Franchi: «la responsabilità politica è chiara. Quella morale e giuridica ricade completamente sulle imprese. Che dalla pratica del subappalto e del massimo ribasso traggono lauti risparmi e vergognose deresponsabilizzazioni rispetto agli incidenti». 

Le responsabilità sono chiare. Ora basta morti sul lavoro.