Attualità – 18 marzo 2024
Feltre fuori provincia - Le elezioni dal capolavoro Fusaro alla scelta Padrin
Il 5 febbraio introducevo la questione provinciali prefigurando lo scenario di quello che allora chiamavo il modulo 5-3-2, con il Presidente Padrin in porta. I risultati di domenica scorsa hanno dato ragione di quell’eventualità, registrando la sconfitta del centrodestra, riconosciuta apertamente dalla compagine stessa, che non è riuscito ad eleggere il sesto consigliere, mentre il centrosinistra è riuscito ad imporsi sui civici per 3-2, con un ampio distacco di preferenze.
Dunque, fin qui, tutto come previsto. Ma quali altre considerazioni possono essere tratte dal voto delle (non) elezioni provinciali? Se è vero che la parola “storica” è abusata, e certo non appartiene ad un’elezione di secondo grado di una provincia in via d’estinzione, tuttavia due fatti, per la nostra piccola provincia, hanno una portata quasi di questo tipo. Una valenza appunto storica, ed insieme un poco tragicomica.
Il primo è l’irrilevanza e l’isolamento assoluto di Feltre. Per la prima volta nella storia, Feltre, il secondo comune più importante della provincia, non esprime un consigliere provinciale. Un fatto di una gravità enorme, non fosse al tempo stesso anche ridicolo, visto il regolamento e visto che era tutto fuorché difficile eleggere Alberto Vettoretto per la maggioranza della Fusaro. Invece così non è stato, lasciando Feltre scoperta in provincia e palesando l’isolamento della città rispetto alle altre amministrazioni del territorio. Lasciati soli dagli alleati dei comuni vicini come da quelli lontani, la maggioranza feltrina si trova costretta a farsi finalmente qualche domanda, sia rispetto al suo interno sia verso l’esterno. Al loro interno come continuare, dopo aver bruciato l’elezione scontata di Vettoretto per tre voti? Come si parleranno ora Lega e Fratelli d’Italia? Quali ripercussioni ci saranno? Quali le responsabilità? Per rispondere all’ultima domanda ci vuole un paradosso, che paradosso non è: più non sono chiare, più sono certe, ovvero il Sindaco. Se Feltre non esprime un consigliere provinciale perché la maggioranza non si accorda su un nome dei suoi, e nemmeno altrove riesce a racimolare quel mezzo voto che pure basterebbe, la responsabilità politica è solamente una, ed è quella del sindaco. Non ho dubbio alcuno che, neanche il tempo di far uscire questo articolo, leggeremo sulla stampa una decisa autocritica del sindaco ed una sua assunzione di responsabilità. Ecco, a proposito, la stampa: se finanche questa ha dovuto scrivere, certo timidamente, dell’isolamento feltrino, significa che ciò che è accaduto è davvero inaggirabile. Con un’immagine. Nello stemma della provincia di Belluno c’è quello di Feltre, ma in consiglio provinciale Feltre non è rappresentata. Un capolavoro politico, firmato Fusaro.
Il secondo importa la dimensione provinciale, un po’ più viva, allegra ed interessante di Feltre. Il 5-3-2 potrebbe rappresentare uno stallo, 5-5, se i due civici si considerano orientati più verso il centrosinistra che non verso il centrodestra, come riportato oggi sui giornali. Cosa tutta da dimostrare e da vedere, e a cui non credo molto. Ad ogni modo, quello che comporta questa situazione è che Padrin ora è chiamato a scegliere con chi stare e cosa fare. E nel nostro piccolo è proprio un fatto storico. Ancora, da quanto si legge fino ad oggi, la prima intenzione pare essere quella che si prospettava qui oltre un mese fa: volemose bene. Ma è forse il centrosinistra disposto a tutto ciò? Pare proprio di no. E nemmeno il centrodestra sconfitto. I civici? Qualsiasi cosa intendessero dire nel loro programma, a loro spetta con il presidente di fare da ago della bilancia. Eppure non erano la lista Padrin.
La palla ora passa quindi al Presidente, che ricordiamo aveva un gran sinistro. Sceglierà lui da che parte giocare.
