Attualità – 28 febbraio 2025

Far finta di essere uguali - Editoriale febbraio 25

Il carnevale sta finendo, ma quante maschere incontreremo ancora lungo la strada?

Di certo in tanti non riporranno quella tipica maschera dietro cui si nasconde spesso la destra, quella che dice: “non c’è più né destra né sinistra”.
No. Troppo facile dire che le ideologie non esistono più. Troppo facile dire che destra e sinistra sono anticaglie del passato, di un secolo fa. Certo, il mondo è cambiato e quella destra e quella sinistra novecentesche non esistono più. Eppure, esistono ancora le disuguaglianze. Anzi, in questo mondo così cambiato da allora, le disuguaglianze sono ancora più diffuse ed aspre di prima. Quindi da che parte stare, rispetto ad esse? Giù la maschera.
Il basso continuo del pensiero di destra, di ogni tempo, recita questo: la disuguaglianza sociale è lo specchio della disuguaglianza naturale tra gli uomini. L’uomo è naturalmente superiore ad un altro uomo (per spiritualità, razza, famiglia e via dicendo), e quindi è giusto che l’uomo sia socialmente superiore ad un altro uomo.
Il basso continuo del pensiero di sinistra, di ogni tempo, recita invece l’opposto: l’uomo è per natura uguale all’altro uomo, quindi ogni disuguaglianza sociale è un’ingiustizia. La disuguaglianza (non la diversità) è ingiustizia. Ridotte ai minimi termini, ma non per questo banalizzate, le ideologie sono più vive che mai. Si parla molto, anche a ragione, anche retoricamente, della crisi della sinistra. In questa società, più disuguale che mai, la sinistra non può essere in crisi, perché ogni angolo di questo mondo è un angolo di ingiustizia. La sinistra esisterà finché non si saranno più ingiustizie. Così, dire che le ideologie non esistono più, oggi, è fingere che non ci siano disuguaglianze nel mondo. Equivale quindi a legittimarle.
Far finta di essere uguali, ovvero: essere di destra oggi.
Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di mettere a tema le disuguaglianze, dal mondo più lontano a quello più vicino a noi. Qui proponiamo una rapida panoramica.

LA MASCHERA TRUMP
Evidentemente, le vite degli ucraini sono meno uguali, meno importanti di tutto il resto (bollette, spese militari, aiuti economici, gas russo, ecc). Così Trump, bullizzando Zelensky come negli ultimi giorni, appare determinato a lasciare l’Ucraina sola contro l’invasore russo. Le vite degli ucraini non valgono più, i trattati internazionali non valgono più, il principio di autodeterminazione di un popolo men che meno. Dov’è l’Europa, ora che Trump sta per lasciare gli ucraini soli, destinati alla capitolazione? Infine, Trump non ha mancato nemmeno di umiliare i morti palestinesi, con un video aberrante su Gaza.
Maschere per un massacro.

FINGERSI DEMOCRATICI
Procede in quest’inizio 2025 la grande lotta alle disuguaglianze del governo Meloni. Con lotta alle disuguaglianze, i post-fascisti al governo, più o meno mascherati da autentici democratici, intendono lotta contro chi ha meno ed è più sfortunato. Insomma, lotta ai più deboli. Così il ddl sicurezza, vale a dire il pacchetto di leggi più liberticida della storia della Repubblica. Ecco solo alcuni esempi. Articolo 15: non è più obbligatorio, ma solo facoltativo, il rinvio della pena per donne incinte o madri con figli entro l’anno d’età. Articolo 26: si introduce il reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario, punendo con la reclusione da 1 a 5 anni chi partecipa, mentre gli organizzatori rischiano pene fino a 8 anni. L’articolo 27 estende le sanzioni dell’articolo 26 anche alle rivolte nei CPR, equiparando quindi le proteste dei migranti a quelle dei detenuti. Sempre contro i migranti l’articolo 32: introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per ottenere una sim in Italia, chi si trova nei CPR non potrà più accedere a una telefonia mobile. A queste misure contro i più deboli si aggiungono quelle più “squisitamente” liberticide. Vedasi articolo 12: inasprimento delle pene per il danneggiamento durante manifestazioni pubbliche con reclusione da 1 a 5 anni. Articolo 14: il blocco stradale da illecito amministrativo diviene penale: rischio di reclusione da 6 mesi a 2 anni, con l’aggravante se tali atti sono commessi contro un’opera pubblica ritenuta strategica. E ancora, l’ articolo 31, forse tra i più inquietanti (nonché attenzionato anche dall’Ocse): vengono ampliate le azioni lecite per l’intelligence riguardo a presunti reati associativi con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico.
Questo è quanto avviene in Italia nel 2025. Un Paese in cui, per parlare di disuguaglianze, esistono vere e proprie baraccopoli, (ultimi dati ANCI-Ministero del lavoro), che ospitano complessivamente 10 mila migranti che lavorano sfruttati nei campi agricoli. Oltre 90 città invisibili, alcune delle quali esistono da oltre vent’anni. Ma facciamo a finta di essere uguali, e facciamo a finta di essere liberi, in questo sempiterno carnevale italiano.
Chi può esser lieto, sia.

SUL CARRO DI ZAIA
E quassù? Zaia sente forse puzza di bruciato sulla pista da bob e, spiazzando tutti non si presenta alla cerimonia per l’impianto di refrigerazione. Lungi dal raffreddarsi, gli animi cominciano a scaldarsi in casa destra. Riuscirà Zaia a smarcarsi in tempo dal fallimento olimpico, e salvare la faccia? Pardon, la maschera? Se ci dovesse riuscire, si conferma il più grande prestigiatore di questa regione, altro che Arlecchino, Brighella e Pantalone.
E così intanto, nel dubbio, tutti sul carro di Zaia. Mentre il governatore aspetta lungo il fiume (Boite), dalle parti di Cortina non tira una buona aria. Al tavolo in Provincia non si presentano Dmo, Camera di Commercio e Fondazione Cortina, De Cassan tuona sui giornali: “organizzazione all’anno zero” e Federalberghi minaccia di andare dal Prefetto. dai almeno il treno da Roma… ah no. Niente da fare per l’espresso Roma-De Carlo, ci sono voluti svariati milioni per capire che è dura attraversare il Cadore su rotaia. Così anche Luca il Grande l’ha capito. Già, Luca il Grande”. L’articolo più coraggioso del mese lo azzarda il Corriere, a firma Ma.Co., che titola: “De carlo è ‘Luca grande’, sia per anno di età che per stazza”. Schiena diritta, quasi anche il braccio. Ma.Co.me si fa a ridursi così?

FELTRE comune fermo
A Feltre in consiglio comunale passa il DUP. Come l’anno scorso: che dup…alle. Sei ora di consiglio in cui la maggioranza porta un documento di programmazione in cui non c’è scritto sostanzialmente nulla, se non qualcosa di simpatico, naturalmente da parte dell’assessore Zatta. Come l’anno scorso, si è guardato bene dal modificare il testo, e dunque porta nuovamente un documento scritto per il comune di… Fermo. A Feltre, ancora una volta, valgono le linee guida del comune di Fermo. Abbiamo finalmente capito l’ironia e la sincerità carnevalesca di Zatta: Feltre è un comune Fermo.

A dire il vero, per tornare sul tema delle disuguaglianze, un episodio
degno di nota c’è. Dalla minoranza
Del Bianco e Pelosio propongono un provvedimento per creare un fondo per il doposcuola per gli studenti più bisognosi, in particolare quelli con disturbi specifici dell’apprendimento. I soldi ci sono già, e la misura è coerente con le stesse linee programmatiche scritte dalla stessa amministrazione. Non fosse che anche per questa destra, piccola e stanca, vale la frase: far finta di essere uguali. Così no, la proposta non passa: niente fondi per chi ne ha più bisogno. Di qui un campionario di banalità e retorica livorosa vomitata anche sui giornali: abbiamo un’esperienza decennale nella scuola, non accettiamo lezioni da nessuno.

Proprio l’esperienza a scuola suggerirebbe che c’è sempre qualcosa da imparare, soprattutto quando si insegna. Ma dipende dall’esperienza. Del resto, anche Cadorna vantava un lungo passato nell’esercito.