Attualità – 11 marzo 2024

Elezioni provinciali, i programmi - Le questioni ambientali per il centrosinistra

La Provincia di Belluno è un hotspot climatico, ovvero un luogo in cui la crisi climatica, fatto sociale totale, si fa sentire di più. Non siamo noi a dirlo, né la lista del centrosinistra, bensì i più importanti scienziati e climatologi del mondo. 

Quali dunque le proposte dei candidati di centrosinistra al consiglio provinciale, in merito alla sostenibilità ambientale? Il programma articola la riflessione a partire dalla gestione dei rifiuti fino ai trasporti, passando per la questione energetica ed idroelettrica, la qualità dell’aria ed il dissesto idrogeologico.

 

La questione rifiuti

Sotto il profilo della sostenibilità, il centrosinistra bellunese rimarca l’importanza della gestione dei rifiuti, un asset strategico che deve continuare ad essere pubblico.

«La gestione del ciclo integrato dei rifiuti è fondamentale per lo sviluppo del territorio bellunese. In particolare, si sottolinea l’assoluta necessità che l’impianto del Maserot – e quindi la società La Dolomiti ambiente – rimanga di proprietà pubblica. Si precisa che, in un ambito delicato come quello della gestione del rifiuto, la possibilità di poter continuare a gestire in house un impianto come quello del Maserot costituisce un asset strategico di sviluppo che dovrà assolutamente essere valorizzato nel prossimo futuro. In un tema così importante, proprio perché si deve ottemperare alla normativa sull’efficacia economica e – aggiungiamo noi – ambientale, si deve lavorare esclusivamente per mantenere in forma pubblica il servizio di raccolta e il più possibile, integrandolo nell’affidamento, anche lo smaltimento». 

Al mantenimento della gestione pubblica dei rifiuti, la lista fa seguire una serie obiettivi, che importano anche la trasparenza nella discussione e nelle scelte, quali: 

«si apra e si sviluppi un reale dibattito avanti l’opinione pubblica e nelle amministrazioni locali sulle problematiche dell’ambiente e in particolare della gestione del ciclo dei rifiuti nella nostra provincia caratterizzata, dalla specificità montana riconosciuta anche dall’essere unico bacino, denominato Dolomiti; si operino scelte di Politica dell’Ambiente che vadano a integrare nell’ambito del Bacino Dolomiti quante più funzioni legate al ciclo del rifiuto, valorizzando in particolare anche le funzioni e i servizi della fase del trattamento, in termini di riuso e riciclo, da attuare per quanto più possibile all’interno dello stesso ambito di bacino; si valorizzino di conseguenza le strutture e tutte le società pubbliche, La Dolomiti Ambiente compresa, salvaguardando tutto il patrimonio e le risorse pubbliche in materia, in una visione complessiva al di sopra di interessi territoriali particolari o di salvaguardia di talun patrimonio a discapito di altri; si valorizzi e si attui un effettivo controllo analogo da parte di tutti i Comuni sulle società pubbliche partecipate, mettendo in atto sin d’ora da parte del Bacino Dolomiti precisi indirizzi di politica gestionale unitaria superando le attuali anomalie, frammentazioni e anche dispersioni di risorse, che si traducono in un danno non solo per il servizio, ma pure per tutti i cittadini utenti dei servizi».

 

La questione idroelettrica

Da un punto di vista energetico, l’idroelettrico è sicuramente il settore più importante della provincia. Il tema dell’acqua, inoltre, non riguarda solamente la produzione energica bensì anche la sua potabilità, l’utilizzo irriguo per l’agricoltura ed infine l’impatto sugli ecosistemi fluviali. Nel 2029 è previsto il rinnovo delle concessioni idroelettriche storiche, e sarà una questione strategica dirimente per la Provincia. In ognuno di questi settori, si legge nel programma, «La Provincia deve fare la sua parte affinché il Bellunese partecipi direttamente alla gestione del settore idroelettrico. Una semplice proroga a ENEL delle concessioni in essere, regolate perlopiù dal TU sulle acque del 1933, estremamente favorevole al concessionario, là dove la società, a seguito del processo di privatizzazione degli anni Novanta, è a tutti gli effetti divenuta una società per azioni la cui maggioranza è in mano a fondi speculativi di investimento privati, non farebbe altro che consolidare l’attuale situazione di gestione privatistica del settore energetico e, nel caso di specie, del bene acqua». Quali le alternative, dunque? Che fare? «A questo scopo, o si procede ad una ripubblicizzazione di ENEL, ovvero è indispensabile lavorare fin d’ora per la costituzione di una società provinciale o regionale pubblico-privata, a prevalenza di capitale pubblico, per poter ottenere le concessioni idroelettriche nel 2029 senza attivare le procedure di gara, che potrebbero addirittura portare all’assegnazione delle concessioni a soggetti stranieri interamente privati». 

Perché ciò possa avvenire, precisa il programma, è indispensabile «che la Regione del Veneto si doti finalmente di un bilancio idrico regionale, per valutare con estrema attenzione i fabbisogni idrici presenti e stimare i fabbisogni futuri per uso potabile e irriguo e per garantire il deflusso ecologico nei bacini idrografici interessati dalle derivazioni, senza svuotare gli invasi nel periodo estivo di alta stagione turistica. Soltanto questo quadro conoscitivo potrà innanzitutto consentire di valutare se sia possibile procedere alla riassegnazione di tutte le concessioni, o se alcune di esse debbano essere escluse dall’assegnazione, per far fronte agli altri usi idrici, in primis quello di acqua potabile, come contemplato dalla Direttiva servizi europea del 2006».

In questa direzione, vi sarebbe, secondo il centrosinistra, un’altra importante conseguenza, invero si eviterebbe «la realizzazione di nuovi grandi invasi, con funzione di serbatoi d’acqua potabile. A questo proposito, ribadiamo la nostra netta contrarietà alla costruzione di una nuova grande diga sul torrente Vanoi, nelle Province di Trento e Belluno, in zona di massimo rischio idrogeologico, finanziato con i fondi del PNRR».

In sintesi, le proposte più importanti presenti nell’agenda delle sinistre sono: sollecitare la Regione Veneto, affinché si doti del Bilancio idrico regionale; chiedere alla Regione Veneto l’istituzione di un tavolo permanente sulla gestione delle acque, con la partecipazione della Provincia di Belluno e dell’ATO acqua, così da stimare i fabbisogni di acqua potabile e per gli usi irrigui, verificare e garantire il rispetto del deflusso ecologico in tutti i bacini idrografici interessati dalle derivazioni; stabilire i livelli minimi dei laghi in particolare durante la stagione turistica estiva; promuovere la realizzazione da parte della Regione delle procedure di VIA e VAS sugli impianti oggetto delle concessioni storiche; porre con forza la questione del rinnovo delle concessioni per uso irriguo, scadute da anni e sempre prorogate, e sull’adeguamento dei canoni di concessione; lavorare da subito, in sinergia con l’ATO acqua e con BIM GSP/Infrastrutture per la costituzione, a livello provinciale o regionale, di una società a prevalente capitale pubblico capace di candidarsi alla gestione delle concessioni storiche nel 2029, destinando a questo scopo una parte rilevante degli introiti ottenuti con la cessione delle reti del gas; opporsi fermamente alla realizzazione del nuovo invaso del Vanoi; agire affinché nei criteri premiali delle gare per le cosiddette piccole concessioni, qualora queste siano interessate da procedimenti di concorrenza, sia inserito l’interesse pubblico come fattore di maggior punteggio; agire per il risparmio idrico commisurando l’entità delle concessioni all’effettivo fabbisogno e favorendo la diffusione di abitudini virtuose volte a ridurre la pressione sugli acquiferi; agire affinché nelle procedure di calcolo del Deflusso Ecologico siano inseriti parametri commisurati alle reali esigenze di miglioramento di ciascun corpo idrico sotteso; agire affinché si sviluppi un idroelettrico connesso all’esistente rete acquedottistica e che non preveda nuove derivazioni e nuove opere; agire, anche nel reperimento di risorse per i comuni, per la separazione delle acque reflue da quelle meteoriche di dilavamento migliorando così l’efficienza dei sistemi fognari e degli impianti di depurazione terminali, sempre per migliorare la qualità dei corpi idrici.

Infine, un’altra azione in agenda riguarda «il recupero delle aree ad elevata biodiversità, spesso connesse all’elemento idrico, che per interventi antropici o mutazioni ambientali si trovano in grande sofferenza».

 

La questione energetica e la qualità dell’aria

Le comunità energetiche sono indicate da tutti gli esperti quale una delle strade più utili da imboccare per rispondere efficacemente alla crisi climatica. In questo senso, per la lista Futura è necessario porsi l’obiettivo di «sostenere lo sviluppo delle future Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) che nasceranno in Provincia. L’obiettivo è che le CER diventino uno strumento che sappia attivare processi comunitari dal basso con azioni corali in grado di interpretare con strategia e visione questi periodi straordinari che la transizione energetica ci sta ponendo davanti, trasformandoli non in ostacoli ma in reali opportunità per il nostro territorio». Di qui, guardando al prossimo futuro, «sarà opportuno valutare l’eventuale ruolo che la nuova società BIM/GSP potrebbe avere nella gestione futura delle CER soprattutto a supporto delle amministrazioni comunali».

Altra sfida determinante per l’ambiente ed il clima riguarda l’aria che tutti respiriamo. In questo senso, Futura si propone di effettuare campagne mirate per la riduzione delle polveri sottili, in particolare del benzopirene, nonché «di adottare il principio di precauzione come linea guida nel rilascio delle autorizzazioni ambientali». Oltre ai soliti ed inaggirabili interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici, si leggono tra gli altri anche «il sostegno a campagne di rottamazione stufe e sostituzione con stufe di ultima generazione», la sostituzione delle coperture in eternit, anche a seguito di Vaia. Quale priorità assoluta «rafforzare il progetto di costruzione di un’alleanza territoriale Carbon Neutral con l’obiettivo di aumentare e valorizzare la neutralità carbonica della provincia di Belluno».

 

La questione idrogeologica 

La lotta al dissesto idrogeologico non può che andare di pari passo con la mitigazione degli effetti dei rischi naturali ed ambientali. Gli eventi climatici estremi, in continuo aumento di intensità e quantità, come con Il Panfilo abbiamo analizzato lungo tutto il mese di gennaio, sono correlati senza nessun dubbio ai cambiamenti climatici. Per questo operare in questo ambito rappresenta una priorità non più procrastinabile.

Per il centrosinistra si tratta di adottare

«una meticolosa programmazione degli interventi a protezione delle infrastrutture strategiche come i centri abitati e la viabilità di collegamento intervalliva da/verso attrattori principali-erogatori servizi (scuole/ospedali, ecc). Dovrà essere proseguita la messa in sicurezza dei corsi d’acqua e dei bacini risorsa idrica/serbatoi idropotabili e quella dei versanti dall’innesco di frane indotte da precipitazioni soprattutto nei casi di possibile evoluzione a debris-flow (colata di detrito).

Si dovrà procedere con modellazioni complete e simulazioni con tempi di ritorno sempre più “vicini” e attuali. Le lavorazioni si attueranno anche con l’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica e con l’utilizzo di materiali locali (legno, pietra, specie autoctone)».

In questo senso è come sempre di estrema importanza il lavoro della Protezione Civile. Per questo si tratta di coerentizzare queste proposte ad un «efficientamento del sistema di protezione/allertamento e gestione delle emergenze». Di qui la proposta del centrosinistra di istituire un Centro Provinciale (a gestione centralizzata) e dei centri di secondo livello distribuiti sul territorio per avvicinare la risposta e migliorare la conoscenza sito-specifica.