Recensioni – 27 novembre 2023
Caro amico di penna, anzi no. Caro amico di matita…
Chi negli anni ha seguito con costanza le strisce dei Peanuts, o chi semplicemente ha acquistato la raccolta “Caro amico di matita” (Rizzoli editore, 1977) coglie subito il riferimento di questo mio incipit. Chi non lo avesse invece colto da principio non deve scoraggiarsi, semplicemente non può definirsi un seguace sfegatato della striscia comica più conosciuta al mondo. Il fatto, però, di non aver colto il richiamo a Charlie Brown che scrive al suo amico immaginario non impedisce a queste persone di ignorare chi siano Snoopy, Linus e la sua coperta, Lucy, l’uccellino Woodstock, Charlie Brown e tutti gli altri. Questo perché? Perché i Peanuts, oltre ad essere ad oggi la striscia più tradotta e diffusa al mondo (tradotta in 20 lingue, pubblicata in 70 nazioni, comparsa su 2600 testate), sono stati anche lungometraggio, cortometraggio, musical, spettacolo sul ghiaccio, prodotto di merchandising. In poche parole, quei piccoli bambini di un’anonima cittadina americana degli anni Cinquanta sono cresciuti, hanno rotto moltissimi schemi e sono entrati nel nostro immaginario collettivo, senza che ce ne accorgessimo, spesso senza neanche avessimo mai preso in mano un fumetto.
Il successo dei Peanuts è conclamato, ma quanti, invece, conoscono il loro autore? Il nome forse, Charles Schulz. Googlando su Wikipedia qualche informazione si riesce a reperirla. In America si trovano diverse biografie e saggi. Ma in Italia, volendo approfondire, si trova molto poco. Una lacuna non ignorabile per colui che è considerato il più grande fumettista del XX secolo.
Ora però, grazie alla pubblicazione di “Funny Things. Una biografia a strisce su Charles M. Schulz”, scritto da Luca Debus (Feltrino, 29 anni) e Francesco Matteuzzi (Fiorentino, 45 anni), e illustrato dallo stesso Debus, il vuoto è stato colmato e tutti noi possiamo avvicinarci un po’ di più alla figura professionale e umana del padre dei Peanuts.
Il risultato del lavoro svolto dai 2 autori (un lavoro durato all’incirca 2 anni, ma potremmo anche dire che è il lavoro di una vita considerando il fatto che entrambi hanno cominciato ad amare i disegni dei Peanuts quando ancora non sapevano leggere) è un libro di oltre 400 pagine, tutto a tavole e strisce. Sì, perché la vera novità di quest’opera è che è la prima biografia a fumetti su Schulz scritta e disegnata al mondo!
L’intento degli autori è stato quello di omaggiare il maestro utilizzando il suo stesso linguaggio, quello delle Comic stips, le strisce a fumetti all’americana, nate sulla fine dell’Ottocento per essere pubblicate sui quotidiani come riempitivo della pagina. Ciascuna striscia si compone di 4 vignette, 4 tempi/immagini, che ricreano assieme una situazione. Caratteristica della striscia è la battuta in chiusura, l’accento posto sulla quarta vignetta che permette di costruire una gag auto-conclusiva. Così strutturata ciascuna striscia può essere letta e apprezzata singolarmente, senza la necessità di legarsi alle altre; al tempo stesso un insieme di strisce lascia lo spazio per costruire la storia di uno o più personaggi che dura nel tempo, procedendo per stratificazione. Schulz lavorò ai Peanuts proprio in questo modo, pubblicando una striscia al giorno per 50 anni, ad eccezione della domenica, dove anziché disegnare una striscia in bianco e nero, presentava un’intera tavola a colori.
E così Debus e Matteuzzi in “Funny Things” (letteralmente “Cose buffe”, un titolo che Schulz avrebbe decisamente apprezzato non avendo mai digerito il titolo Peanuts impostogli dall’Agenzia che lo pubblicava). Per 400 pagine noi troviamo 6 strisce in bianco e nero seguite da una tavola a colori. Di striscia in tavola noi lettori seguiamo la vita – per dirla tutta abbastanza ‘normale’ – di Schulz, dall’infanzia fino alla vecchiaia, dopo il suo doloroso commiato dal mondo del fumetto a causa della malattia.
Il libro oltre a ripercorrere la formazione, la carriera professionale e i successi di Schulz-fumettista, dà ampio spazio all’introspezione dello Schulz-uomo; gli autori hanno saputo entrare in stretta empatia con il loro personaggio e ne hanno scandagliato i pensieri e i dubbi più reconditi, regalandoci la fotografia di uno Schulz meno mitizzato ma molto umano. Un’intimità così profonda non può che nascere da un sincero sentimento di amore e stima. Come da loro stessi dichiarato, Schulz è talmente entrato nelle loro vite da influenzarle incondizionatamente, e il suo pensiero, il suo stile, la sua figura sono stati interiorizzati a tal punto che quando leggiamo “Funny Things” non sappiamo più distinguere dove finisca Schulz e dove inizi Debus, o Matteuzzi.
A salvare noi lettori da un trip di specchi riflessi che non avrebbe fine c’è la garanzia di un serrato lavoro di studio alla base di quest’opera; una quasi ossessiva ricerca del filologicamente corretto. Un lavoro che l’esperto in materia noterà di certo, e che tranquillizza gli animi di tutti sulla ‘garanzia di qualità’ di questa biografia. La grandiosità di Debus e Matteuzzi come scrittori è che questo minuzioso lavoro di continue citazioni non schiaccia la storia appesantendola. Al contrario, la vita di Schulz ci scorre davanti con la leggerezza di un romanzo o di un film e questo permette davvero a chiunque di poter leggere il libro senza annoiarsi.
“Funny Things” è pubblicato in Italia da BeccoGiallo editore (ottobre 2023), prima di approdare in Italia è stato però pubblicato in America, nella patria di Schulz, per Top Shelf Productions. Altra nota di merito per gli autori è quindi quella di aver pensato e scritto il testo in lingua inglese, e successivamente, in gran velocità, averla tradotta nella propria lingua madre. L’accoglienza della critica e del pubblico? Basterebbe citare le parole di J. Smith apparse niente meno che sul The New York Times per dare il senso dell’importanza di questo libro: “Debus e Matteuzzi attingono al nostro immaginario collettivo. [Funny Thnigs] è un’idea geniale, e ci volevano i cosidetti per metterla in pratica. Tanto di cappello”. Il punto è che non solo il più noto quotidiano americano ha speso parole di apprezzamento, ma molte altre testate lo hanno fatto, oltre alle lettere di ringraziamento ricevute dai due autori e dalla casa editrice americana. In Italia è stato un successo di pubblico l’esordio al Lucca Comics di qualche settimana fa; è comparsa un’intervista a piena pagina sul Corriere della Sera, il fumetto è tra i primi in classifica in diverse riviste del settore. È di ieri il post facebook di Andrea Plazzi, editor di Panini Comics noto soprattutto per la sua consulenza alle opere di Leo Ortolani, che scrive “Il figliuolo di Francesco Matteuzzi e Luca Debus è da subito un instant classic. E forse anche il primo autentico capolavoro globale del fumetto italiano (con versione originale in inglese)”. Un commento che pesa tantissimo oltre che per l’autorevolezza di Plazzi in materia, anche per il fatto che non era scontato riscuotere apprezzamenti in Italia (nemo propheta in patria, innanzitutto. In secondo luogo, il pubblico e la critica italiana, specie nell’accogliere un fumetto, sono spesso timidi, per non dire distratti – forse a causa di un retaggio che relega quest’arte a un mero intrattenimento facilitato per bambini).
In chiusura potremmo banalmente dire che se il buongiorno si vede dal mattino, i primi mesi di vita di “Funny Things” promettono un futuro radioso. Il libro è lanciato, libero sta passando di lettore in lettore e sono certa che si comporterà bene, molto bene.
